IL VIAGGIO – 17 Ottobre

www.mymovies.itNell’ambito della rassegna IN VIAGGIO

Tutti i film saranno di consueto introdotti molto brevemente da Don Ottorino Rizzi, Parroco del Carmine di Imola. Per non perdere le sollecitazioni e le esperienze personali suscitate dal film, inviteremo chi lo desidera a fermarsi per un breve scambio delle prime impressioni lasciate dal film, che potranno essere anche condivise, per chi lo preferisce, inviando una mail all’indirizzo cinemadf.risponde@gmail.com.

ORARI

Giovedì 17 Ottobre: ore 20,45

PREZZI

BIGLIETTO INTERO € 5,00

BIGLIETTO OMAGGIO
ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-
ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

INFO

Titolo originale: The journey

Nazione: Gran Bretagna

Anno: 2016

Genere: Drammatico

Durata: 94 min

Regia: Nick Hamm

Cast: Timothy Spall, Colm Meaney, Toby Stephens, Catherine McCormack, Ian McElhinney

Produzione: Piers Tempest, Mark Huffam, Nick Hamm, Matt Jackson, Stuart Ford

Distribuzione: Officine Ubu

TRAMA

Dopo 40 anni di Troubles due leader politici dell’Irlanda del Nord, il predicatore protestante IAN PAISLEY e il repubblicano MARTIN McGUINNESS, si incontrano a St. Andrews, in Scozia, per discutere uno storico accordo di pace.

Quando le trattative si trovano in una situazione di stallo, i due nemici giurati sono costretti, dalle circostanze e dal destino, a intraprendere un viaggio in macchina insieme, che sarà ricco di imprevisti.
Un percorso nella conciliante natura scozzese che, dopo una serie di battute pungenti, apre spiragli nella barriera tra i due e diventa occasione di scoperta reciproca.
Costretti a passare molte ore insieme, i due leader realizzeranno di non essere poi così diversi e instaureranno una bizzarra relazione di amicizia, ricordata ancora oggi come “Chuckle Brothers”, che porterà a un futuro di pace…

TRAILER

RECENSIONE

Due uomini chiusi in una Mercedes sotto la pioggia scozzese. Hanno poche ore per ultimare un gesto destinato a cambiare la Storia: mettere fine alla guerra civile che da decenni ha insanguinato l’Irlanda del Nord. Nonostante le resistenze politiche e una manifesta avversione reciproca, il reverendo Ian Paisley leader del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinnes del Sinn Féin trovano in quella giornata del 2006 un accordo di pace, sofferto ma tuttora duraturo. Si odiano. L’uno provoca e l’altro risponde con grugniti. Troppo sangue sparso nell’Ulster da decenni, impossibile dimenticare, accettare e perdonare. Temono forse di tradire le proprie fazioni politiche, o semplicemente il proprio orgoglio. Di certo l’allora 81enne pastore presbiteriano Paisley e il 56enne attivista cattolico McGuinnes sono figure spigolose, determinate quanto dolenti, portandosi addosso le cicatrici di ferite mai guarite.

Due personaggi chiave per la storia nordirlandese ma rimaste finora pressoché invisibili alla macchina da presa. A colmare la lacuna ha pensato Nick Hamm, nativo di Belfast e dunque ontologicamente sensibile alla causa.

Tenendosi a distanza dal dramma politico, il regista sceglie di mescolare il registro della British comedy al road movie, con l’ovvio sfondo storico del caso. Al centro mette semplicemente il viaggio in macchina – The Journey – compiuto dai due protagonisti in Scozia da St Andrews all’aeroporto di Edimburgo, quale confessionale privato di un hic et nunc irripetibile. I due protagonisti pensano di essere invisibili al mondo ma un punto di vista a loro ignoto li sta osservando e, in un certo senso, manipolando.

Si tratta della “ragion di Stato” incarnata dal Primo Ministro britannico Tony Blair, dai suoi colleghi nordirlandese e irlandese, da un responsabile dell’MI5 a scendere in diplomazia e forze di polizia. Li sorvegliano attraverso uno schermo connesso a una cimice posta all’interno dell’automobile, il cui funzionamento è garantito da un agente sotto le mentite spoglie d’autista. La posta in gioco è troppo importante per lasciarla al privato: il meta-sguardo offerto dal cinema si fa, in tal modo, intermediario con la Storia. Ma è chiaro che a Hamm e al suo sceneggiatore Colin Bateman interessava soprattutto la dialettica fra Paisley e McGuinnes, una sorta di ping-pong verbale governato dall’arguzia e dall’indiscusso talento politico dei due contendenti. Per questo appare indispensabile quanto vincente la scelta di due interpreti in grado di replicare il concetto di “bigger than life”: Timothy Spall nelle vesti di Paisley e Colm Meaney in quelle di McGuinnes.

Gran parte della riuscita del film è impressa sui loro corpi e volti, capaci di espressioni-versi-sguardi sostitutivi di mille parole, che pur diventano irresistibili pronunciate nello splendido accento (talvolta slang) irlandese. Un piccolo film senza particolari velleità registiche orientato ad intrattenere mentre mette in scena come può concretizzarsi una pace possibile.

Anna Maria Pasetti – www.mymovies.it

RIFLESSIONE

IL CONFLITTO: UNA RISORSA PER COSTRUIRE UN BENE PIÙ GRANDE?

È inevitabile.

Chi intraprende il grande viaggio verso la conoscenza di un’altra persona deve fare i conti, prima o poi, con la sua diversità.

E spesso la diversità genera il conflitto.

Del conflitto tutti abbiamo paura perché lascia dietro di sé le macerie del dolore, della divisione, dell’incomprensione, della lontananza.

L’esperienza ci dimostra che non è possibile evitare il conflitto. Possiamo però chiederci: il conflitto può diventare una risorsa per costruire il bene nostro e della comunità a cui apparteniamo?

Non si può ridurre questo film alla storia di una amicizia.

È invece il racconto di due uomini, due politici, che sanno attraversare la diversità e il conflitto per trovare il bene dei popoli che rappresentano.

La loro vicenda ha qualcosa da dire a ciascuno di noi che ogni giorno dobbiamo fare i conti con la diversità degli altri e con i piccoli o grandi conflitti che si aprono nella vita famigliare, nel luogo di lavoro o nel gruppo di amici.

Ci chiediamo, come far diventare il conflitto una risorsa?

Il film ci offre tre suggerimenti.

1   Il primo suggerimento potrebbe essere così sintetizzato: prova a cogliere nei conflitti che vivi ogni giorno la spinta per cercare il modo di costruire una unità più grande con l’altro.

Per comprendere questo suggerimento potrebbero essere molto utili le parole che Papa Francesco usa nel documento programmatico del suo pontificato Evangelii Gaudium: “Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà. Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9). In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto. Non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto.” (EG 226-228)

Il secondo suggerimento che viene dal film potrebbe essere questo: quando vivi il conflitto cerca di distinguere la difesa del tuo interesse personale dalla ricerca del bene della famiglia, del gruppo, del popolo cui appartieni. In una parola: non chiuderti nel tuo particolare, non far diventare il tuo punto di vista… un assoluto!

Quando siamo nel conflitto, infatti, è facile cadere nel rischio di arroccarsi nel proprio proprio ruolo, di assolutizzare il proprio gusto personale, di nascondere i propri errori, …insomma di mettere al primo posto il mio “io soggettivo”.

Quando si vive il conflitto è facile svendere la perla che è l’appartenenza a una comunità e accontentarsi della sterile pretesa di “aver ragione”.

3   Se guardiamo indietro, alla nostra storia personale, dobbiamo riconoscere che tanto dolore e fatica è venuta dalle situazioni in cui non abbiamo avuto coraggio di scegliere la via del dialogo, del confronto, del perdono, della ricerca del bene comune.

Quante occasioni abbiamo perso per dialogare e quanti errori restano scritti nel diario della nostra vita perché non abbiamo gestito male i conflitti.

È la tentazione continua dei due protagonisti: lasciar perdere il dialogo.

Il terzo suggerimento che viene dal film potrebbe essere questo: non perdere le occasioni che la vita ti offre per costruire ponti e contribuire alla pace nelle relazioni. Solo la pace permette il fiorire della vita delle persone.

Il film è un invito a non aggiungere un altro inutile e irrisolto conflitto nel nostro personale diario degli errori, come dice la bella canzone di Michele Bravi.

Rileggiamo il testo di quella canzone e accogliamo nel cuore il suo invito:

Ho lasciato troppi segni sulla pelle già strappata
Non c’è niente che si insegni prima che non l’hai provata
Sono andato sempre dritto come un treno
Ho cercato nel conflitto la parvenza di un sentiero

Ho sempre fatto tutto in un modo solo mio
E non ho mai detto resta se potevo dire addio
Poche volte ho dato ascolto a chi dovevo dare retta
Ma non ne ho tenuto conto ho sempre avuto troppa fretta

Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Da tutte le mie contraddizioni, da tutti i torti e le ragioni
Dalle paure che convivono con me, dalle parole di un discorso inutile
Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori

Ho giocato con il fuoco e qualcuna l’ho anche vinta
Ma ci è mancato poco mi giocassi anche la vita
Ho lasciato troppe volte la mia impronta sopra un letto
Senza preoccuparmi troppo di cosa prima avevo detto
Ho guardato nell’abisso di un mattino senza alba
Senza avere un punto fisso o qualcuno che ti salva

Ma almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Da tutte le mie contraddizioni, da tutte le mie imperfezioni
Dalle paure che convivono con me, dalle parole di un discorso inutile
Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Almeno tu, almeno tu

Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori

Don Ottorino Rizzi

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